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Eccoci con il secondo appuntamento dedicato agli illustri poeti e scrittori stranieri che hanno visitato Milano. Tutti ci hanno lasciato una testimonianza del loro viaggio e qui scopriremo il lato romantico della mia città.

Molti turisti tra quelli guidati da me tra gli edifici e i musei milanesi, hanno scelto di visitare l’Italia perché hanno pensato che fosse un paese molto romantico (ed è vero). Molti di loro hanno persino deciso di celebrare i loro matrimoni in luoghi fiabeschi come Venezia, Roma, Firenze o Capri. D’altra parte, pochissimi turisti considerano Milano una città romantica. Per il grande scrittore americano Ernest Hemingway, al contrario, Milano è stata la città italiana più romantica di tutte, la stessa dove è stato “colpito” da un dardo d’amore di Cupido.

Hemingway nel 1918

Hemingway nacque nel 1899 da una ricca famiglia nell’Illinois a Oak Park, un sobborgo di Chicago. Ho letto di lui che già da bambino amava raccontare storie, quindi il suo destino era già tracciato e divenne uno scrittore ammirato. I suoi libri sono ancora tra i più letti al mondo ed il suo talento di scrittore e giornalista lo ha portato a ricevere un premio Pulitzer e un premio Nobel per la letteratura.

Hemingway presso l’ospedale della Croce Rossa Americana a Milano nel 1918

All’età di 19 anni, quando era ancora uno scrittore e giornalista sconosciuto, Hemingway decise di arruolarsi e diventare un soldato. Era il 1918 e la prima guerra mondiale veniva combattuta lungo i confini dell’Italia nord-orientale, dove scorre il fiume Piave. Fu scartato dall’esercito americano a causa di un difetto visivo e divenne così un volontario della croce rossa. Fu mandato al fronte come autista di ambulanza, vicino alla città italiana di Schio dove l’8 luglio 1918 fu ferito. Trascorse alcuni mesi a Milano come convalescente, all’ospedale americano ricavato in un antico edificio situato vicino al Duomo, dove Hemingway si innamorò. Per quanto ne sappiamo, lei era un’infermiera più grande di lui, si chiamava Agnes ed era molto corteggiata dai soldati perché era bellissima.

Ernie (Hemingway) ha scritto molte lettere alla sua famiglia descrivendo la città di Milano. I suoi posti preferiti erano quasi tutti quelli centrali; il Duomo, la Galleria Vittorio Emanuele II, il Teatro alla Scala dove ha visto alcune opere liriche. Del suo amore per Agnes, che rimase forse puramente platonico, scrisse in uno dei suoi libri di maggior successo dal titolo “Ritorno alle armi”. Nel libro egli cambia i nomi dei personaggi e non parla solo del suo amore giovanile, ma anche di Milano. Leggendo il libro, è chiaro che la mia città gli era piaciuta, da milanese lo trovo commovente e mi rende molto orgogliosa.

Milano con profonda stima ricorda il grande “Ernie” in una targa. Qualche giorno fa sono andata a cercarla, l’ho trovata ed ho fatto una foto. Si trova proprio sull’edificio che nel 1918 ospitava

Targa che ricorda Hemingway a Milano

l’ospedale americano di Milano e recita: “nell’estate del 1918 in questo edificio adibito a ospedale dalla Croce Rossa americana, fu curato Ernest Hemingway ferito sul fronte del Piave. Questo è il luogo dove è nata la vera storia di Addio alle armi ”.

Sono riuscita a farvi vedere il lato romantico della mia città? Lo spero, ora dovete solo visitarla.

 

 

 

 

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